In molti si avvicinano alla mindfulness con alcune idee:
“voglio calmarmi, voglio smettere di pensare.”
E' comprensibile, in quanto viviamo in un ritmo molto veloce e stato di tensione costante.
Quando si inizia a praticare, succede qualcosa di inatteso:
pensieri, emozioni,sensazioni, si sentono più forti, più netti, compare irrequietezza e a volte anche più ansia.
E in quel momento nascono dei dubbi:
“forse non fa per me, forse non sono capace, forse sto sbagliando.”
Quando rallenti, ti vedi, ti accogli:
La mindfulness non è una tecnica di rilassamento, anche se può avere effetti calmanti.
Prima di tutto è un atto per entrare in contatto con sè stessi.
Quando inizi a rallentare: i pensieri diventano più netti, più chiari, le emozioni che continui ad evitare emergono, il corpo torna a farsi sentire.
Non è un errore della pratica, ma proprio come funziona.
Stare fermi non significa diventare tranquilli, ma accorgersi, notare, per solo dopo prendersi cura del proprio sentire.
Cosa succede a livello neurofisiologico:
Quando rallenti e porti attenzione all’esperienza interna, si attiva maggiormente la consapevolezza interocettiva: inizi a percepire segnali corporei che prima erano sullo sfondo.
Allo stesso tempo, se sei abituata a regolare le emozioni attraverso il fare o il controllo, la diminuzione dell’attività può rendere più evidente l’attivazione del sistema nervoso.
Non è un peggioramento.
È una maggiore consapevolezza.
La pratica costante, nel tempo, aiuta a regolare l’attivazione senza ricorrere all’evitamento.
Se l'ansia aumenta:
Molte persone usano l’attività, il controllo, la performance come regolatori emotivi.
Quando togli questi strumenti, anche solo per qualche minuto, può emergere ciò che era tenuto sotto controllo.
La mindfulness non crea l’ansia.
La rende visibile. Ma solo ciò che diventa visibile può finalmente essere attraversato.
Mindfulness non è anestesia
La pratica della mindfulness NON è un modo per spegnere, evitare, diventare zen.
È una pratica di presenza. E la presenza include anche:
- rabbia
- vergogna
- paura
- frustrazione
La differenza non è tra “stare bene” e “stare male”, ma la vera differenza è tra essere dentro l’esperienza o combatterla.
Quando non è semplice
Quando ci si ferma, si rallenta, a volte ci si sente peggio, e non significa non essere portati per la pratica.
La soluzione non è fuggire da essa, non è tornare nell'evitamento.
Ma iniziare a darsi la possibilità di vedere qualcosa, per iniziare a trasformare.
Non devi calmarti per forza.
Puoi semplicemente restare.
A volte attraversare ciò che emerge può essere più semplice se non si è soli.
Ma il primo passo resta questo: fermarsi e restare.
Se hai domande o vuoi condividermi la tua esperienza scrivimi:info@annalisabertoletti.it.
