Dott.ssa Anna Lisa Bertoletti
Accedi

La mindfulness non serve a calmarti (e forse è proprio per questo che funziona)

dr.ssa Annalisa bertoletti
Psicologa e psicoterapeuta
pubblicato il
24 Febbraio 2026

In molti si avvicinano alla mindfulness con alcune idee:

“voglio calmarmi, voglio smettere di pensare.”

E' comprensibile, in quanto viviamo in un ritmo molto veloce e stato di tensione costante.

Quando si inizia a praticare, succede qualcosa di inatteso:

pensieri, emozioni,sensazioni, si sentono più forti, più netti, compare irrequietezza e a volte anche più ansia.

E in quel momento nascono dei dubbi:

“forse non fa per me, forse non sono capace, forse sto sbagliando.”

Quando rallenti, ti vedi, ti accogli:

La mindfulness non è una tecnica di rilassamento, anche se può avere effetti calmanti.

Prima di tutto è un atto per entrare in contatto con sè stessi.

Quando inizi a rallentare: i pensieri diventano più netti, più chiari, le emozioni che continui ad evitare emergono, il corpo torna a farsi sentire.

Non è un errore della pratica, ma proprio come funziona.
Stare fermi non significa diventare tranquilli, ma accorgersi, notare, per solo dopo prendersi cura del proprio sentire.

Cosa succede a livello neurofisiologico:

Quando rallenti e porti attenzione all’esperienza interna, si attiva maggiormente la consapevolezza interocettiva: inizi a percepire segnali corporei che prima erano sullo sfondo.

Allo stesso tempo, se sei abituata a regolare le emozioni attraverso il fare o il controllo, la diminuzione dell’attività può rendere più evidente l’attivazione del sistema nervoso.

Non è un peggioramento.
È una maggiore consapevolezza.

La pratica costante, nel tempo, aiuta a regolare l’attivazione senza ricorrere all’evitamento.

Se l'ansia aumenta:

Molte persone usano l’attività, il controllo, la performance come regolatori emotivi.

Quando togli questi strumenti, anche solo per qualche minuto, può emergere ciò che era tenuto sotto controllo.

La mindfulness non crea l’ansia.
La rende visibile. Ma solo ciò che diventa visibile può finalmente essere attraversato.

Mindfulness non è anestesia

La pratica della mindfulness NON è un modo per spegnere, evitare, diventare zen.

È una pratica di presenza. E la presenza include anche:

  • rabbia
  • vergogna
  • paura
  • frustrazione

La differenza non è tra “stare bene” e “stare male”, ma la vera differenza è tra essere dentro l’esperienza o combatterla.

Quando non è semplice

Quando ci si ferma, si rallenta, a volte ci si sente peggio, e non significa non essere portati per la pratica.

La soluzione non è fuggire da essa, non è tornare nell'evitamento.

Ma iniziare a darsi la possibilità di vedere qualcosa, per iniziare a trasformare.

Non devi calmarti per forza.
Puoi semplicemente restare.

A volte attraversare ciò che emerge può essere più semplice se non si è soli.
Ma il primo passo resta questo: fermarsi e restare.

Se hai domande o vuoi condividermi la tua esperienza scrivimi:info@annalisabertoletti.it.

Dr.ssa AnnaLisa Bertoletti

Ciao, sono AnnaLisa. Sono una Psicologa Psicoterapeuta ad indirizzo breve integrato e una Guida Mindfulness. Mi occupo principalmente di aiutare bimbi, giovani e adulti a prendersi cura di sé e guidarli verso un ascolto del momento presente, per vivere con più consapevolezza.

Richiedi informazioni

Compila il form per essere ricontattato entro 48 ore con tutte le informazioni di cui hai bisogno:

Contatto
crossmenuchevron-down